State Of

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Info

Via Seneca, 4 – Milano

State of è un nuovo spazio espositivo situato nella zona residenziale di Porta Romana e ospitato da Aretè Showroom, un vasto ambiente coordinato dal titolare e promotore del progetto, Gianluca Grilanda. State of si relaziona ad Aretè con la premessa di creare una piattaforma artistica e culturale multidisciplinare che, traendo linfa dall’approccio versatile che connota lo spazio ospitante, esplori i molteplici linguaggi dell’arte contemporanea, dalla pittura alla ricerca sperimentale emergente, rispecchiando lo studio e la formazione dei due coordinatori del progetto, Manuela Nobile e Luca Zuccala, a cui si aggiunge una ricerca sui linguaggi di espressione intersoggettivi e post-mediali del curatore interno dello spazio, Dario Moalli.

La pianificazione espositiva si esplicita su questi due binari paralleli, proponendo in mostra una miscellanea multidisciplinare omogenea in costante dialogo tra le due forze direttrici. Una proposta in perenne contaminazione che accolga perpetuamente contributi curatoriali esterni invitati a dialogare di volta in volta con i programmi e lo spazio, garantendo una lettura formale e concettuale su più livelli; spazio che mantiene volutamente la sua connotazione originaria, quella dello showroom, con cui i progetti sono tenuti a confrontarsi sul campo.

La progettazione del nome State of nasce da qualcosa di ampio e sospeso, di fluida contaminazione coerente tra medium. Un’apertura enfatizzata dal logo che prende le sembianze di uno “spazio” della tastiera, un invito visivo a completare la frase e a raffigurare ogni qualvolta il progetto e lo spazio.

Direzione artistica

Manuela Nobile

Graphic designer, nasce a Genova e si trasferisce presto a Milano. Frequenta il triennio di Progettazione Artistica per l’Impresa, all’Accademia di Belle Arti di Brera, per proseguire con il biennio in Design della Comunicazione alla Nuova Accademia di Belle Arti, NABA. Oggi lavora nel mondo dell’arte per fondere i suoi molteplici interessi in un’unica direzione.

Luca Zuccala

Giornalista, vicedirettore di ArtsLife, magazine punto di riferimento del mercato dell’arte in Italia. Scrive continuativamente per Icon (Mondadori), Bell’Europa e Bell’Italia (Cairo Editore) e su riviste specializzate in critica e mercato dell’arte.

Curatore interno

Dario Moalli

Specializzato in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano, ha lavorato come assistente curatore presso la Collezione Giuseppe Iannaccone. In seguito ha collaborato, assistito e preso parte a progetti editoriali e mostre presso la Triennale di Milano, Palazzo Reale di Milano e Pirelli HangarBicocca. Attualmente lavora alla creazione di contenuti per ArtsLife.

Info

Via Seneca, 4 - Milan

State Of is a new contemporary art space, located in the residential neighborhood of Porta Romana and hosted by Aretè Showroom, a large space, coordinated by the owner and promoter of the project, Gianluca Grilanda.

This art space is related to Aretè with the premise of creating a multidisciplinary artistic and cultural platform that explores the multiple languages of contemporary art, from painting to emerging experimental research, mirroring the study and training of the two project coordinators, Manuela Nobile and Luca Zuccala, plus a research on the intersubjective and post-media expression languages by the internal curator of the space, Dario Moalli. The exhibition planning is made explicit on these two parallel tracks, proposing a similar multidisciplinary mixture on display in constant dialogue between the two guiding forces. A proposal in perpetual contamination that constantly welcomes external curatorial contributions invited to dialogue from time to time with the programs and the space, guaranteeing a formal and conceptual reading on several levels; space that deliberately maintains its original connotation, to confront the space in the showroom with the required projects in the field.

The name, State of, was born from something broad and suspended, of fluid coherent contamination between mediums. An opening emphasized by the logo that takes the form of a "space" on the keyboard, a visual invitation to complete the sentence and to depict the project and the space whenever.

Artistic Direction

Manuela Nobile

Graphic designer, born in Genova but she soon moved to Milan where she graduated and attended the undergraduate course of Progettazione Artistica per l’Impresa (Artistic Design for Enterprises) at Brera Fine Arts Academy, and the course of Communication Design at Nuova Accademia di Belle Arti, NABA. She is now working in the art field in order to merge all her different interests and drive them in one direction.
Luca Zuccala

Journalist, deputy director of ArtsLife, a landmark magazine for the art market in Italy. He writes continuously for Icon (Mondadori), Bell’Europa and Bell’Italia (Cairo Editore) and in magazines specializing in art criticism and market.

Internal Curator

Dario Moalli

Specialized in History and Art Criticism at the University of Milan, he worked as assistant curator at the Giuseppe Iannaccone Collection. He later collaborated, assisted and took part in editorial projects and exhibitions at the Milan Triennale, Palazzo Reale in Milan and Pirelli HangarBicocca. He is currently working on content creation for ArtsLife.

Un Déjà vu inaspettato
e mi chiedo se lo avessi già pensato.

Dal 21.01 al 18.02.2021
A cura di: Andrea Croce, State Of
Artisti: Stefania Ruggiero, Giovanni Zanda

Passeggiando ci si ferma davanti alla vetrina di un negozio, è subito personale il modo in cui si percepisce un allestimento mai visto prima. Gli oggetti entrano in relazione tra loro. A volte in conflitto, a volte si limitano a coesistere dando vita ad un insieme dinamico: creando nella mente una molteplicità di immaginari potenziali.

Ogni forma è polisemica, poiché implica, al di sotto dei suoi significati, una catena fluttuante di contenuti che il fruitore può in parte scegliere e in parte ignorare, come dice Roland Barthes. Attraverso queste ritrattazioni percettive vengono a crearsi messaggi che si possono ricordare o dimenticare, ma che per una frazione di secondo stimolano l’immaginazione agendo sul desiderio, sull’aspettativa. Anche le opere, che in questo caso trovano il loro habitat nella vetrina di State Of, possono essere lette per categorie simboliche, inondando di emotività chi le osserva modificandone il comportamento.

Nella vetrina della mostra, elementi sospesi, accostamenti spontanei e oggetti che hanno vita breve diventano un palcoscenico per gli artisti che combinano i loro immaginari. L’attimo d’osservazione e la verosimiglianza con una vetrina commerciale, diventano in questa esposizione layers che si sovrappongono senza che lo spettatore ne sia sempre cosciente. Questo crea ulteriori rimandi e un rapporto più genuino, ma anche più casuale, tra la poetica artistica e la sua fruizione.

Il progetto espositivo sfrutta la struttura da Show-room dello spazio ospitante (Aretè), saturandone la superficie di illustrazioni adesive. Rimandi espliciti all’immaginario Disney dell’artista Giovanni Zanda. Denso di suggestioni legate all’infanzia, anche nei risvolti più cupi, l’artista intende sottolineare il legame tra ciò che è stato e ciò che non è più, ma che ha lasciato una traccia oscura, inaspettata.

Un passo più indietro si trovano due grandi specchi. Si tratta del lavoro di Stefania Ruggiero, un’installazione dalla forma organica che incita il fruitore a far parte dell’opera. La resina che utilizza l’artista per costruire la cornice degli specchi simboleggia la culla che avvolge il frammento. Lo specchio mostra ciò che è stato: la rottura, che continua a vivere in una nuova forma: la resina. La fusione tra lo specchio e la resina causa una mutazione volontaria. Entrambi gli artisti riflettono infatti sulla dimensione del tempo e su quanto esso possa lasciare delle tracce dietro di sé. Come un déjà-vu non sempre ci sembra vero quello che ricordiamo.

Un Déjà vu inaspettato
e mi chiedo se lo avessi già pensato.

From 21.01 to 18.02.2021
Curated by: Andrea Croce, State Of
Artists: Stefania Ruggiero, Giovanni Zanda

Strolling down the street, you stop in front of a window and the way you perceive a display never seen before is personal. Objects simply relate to each other, sometimes they discord, or they simply coexist, giving birth to a dynamic set: creating in the mind many imaginaries. Every form is polysemous, as it implies, on the outside of its meaning, a chain of changeable contents which the consumer can only partially choose and partially ignore, as Roland Barthes says. These withdrawing representations create messages that can be forgotten or remembered, but that, in a fraction of a second, can stimulate one’s imagination by acting on desire or on expectation.

Even artworks, which in this case found their habitat in the window of State of, can be read in symbolic categories, flooding the emotions of those who see them and changing their behaviour.

In the window of the exhibit suspended objects, instinctive combinations and short life objects, create a stage for the artists who combine their imaginaries and their practices. The moment of the observation and plausibility within a window, create in this exhibit layers juxtaposed in a way that the spectator is not always conscious of it.

This creates more references and a genuine relationship, but also fortuity between the artistic poetry and its consumer. The exposition takes advantage of the Show-room’s structure of the hosting space Aretè, whose surface has been covered by sticky illustrations that refer to the artist Giovanni Zanda’s Disney imaginary. Full of childhood suggestions not deprived of their dark and scary moments, these works wants to underline the connection between what was and what is not anymore, that yet, left a dark and unexpected trail.

Slightly behind the window, there are two big mirrors. It is Stefania Ruggero’s work, an installation full of organic forms that engage the consumer to be part of it. The resin used by the artist to create the frames of the mirrors symbolises the crib surrounding the fragment. The mirror shows what was: the break that keeps living in a new form: resin. The fusion between the mirrors and the resin created a voluntary mutation.

Both artists reflect on the dimension of time and on how it might leave traces behind. As a Deja vu where not always what we remember seems true.


Translated by Eleonora Navelli

Media partner

Jacopo Rinaldi Archive

Dal 07.09 al 30.09.2020

Jacopo Rinaldi Archive

From 07.09 to 30.09.2020

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Digital (c)ode

Opening
22.06.2020
Dal 22.06 al 31.07.2020
Instagram State Of____

Internet oggi ha assolto in parte a uno dei suoi compiti: avvicinare creando connessione e partecipazione. Il distanziamento sociale è in qualche modo stato neutralizzato grazie alla rete e alle sue infinite possibilità. Collettivamente l'approccio alla condivisione è diventato più partecipativo, più attivo. Questo ha permesso di colmare distanze, di lavorare e di rimanere in contatto. Le persone, attraverso il mezzo digitale, creano la propria realtà, rendendosi attori e spettatrici allo stesso tempo, come performer, in equilibrio tra quello che più o meno esplicitamente è indotto e lo scettro di possibilità offerto da una fruizione più o meno consapevole dello strumento. La pandemia, e la relativa obbligata quarantena, ha acuito la percezione della sicurezza online e offline che, nell'immaginario comune, viene data per scontata. Le circostanze rimangono tali fino a quando un evento imprevisto ci colpisce in prima persona, o collettivamente, rendendoci inaspettatamente vulnerabili, e costringendoci a riprogettare la nostra comfort zone. Improvvisamente, ci siamo ritrovati a ridefinire gli spazi e le condizioni in cui riconcepire una sensazione di sicurezza. Costruiamo costantemente bolle, sia nella realtà fisica che in quella virtuale, plasmate da pellicole osmotiche. La nostra condizione fisica ha inevitabilmente condizionato aspetti psicologici nascosti o di cui non eravamo neanche a conoscenza. Questi slittamenti della realtà sono in qualche modo già stati vissuti online con la diffusione di attacchi informatici, virus, che velocemente hanno cambiato la sensazione di sicurezza della nostra vita sul web.

La riflessione che si vuole proporre verte sulla ricontrattazione continua della sensazione di sicurezza online e offline e della loro reciproca influenza. Il digital Code è inteso come uno strumento che genera password temporanee, necessario per gestire operazioni in sicurezza. Sfruttando le potenzialità del mezzo digitale, l'artista utilizza o crea un suo codice per salvaguardare la propria cybersecurity, un portale virtuale o una password segreta, un antifurto per il suo futuro o un simbolo che si prenda cura di sè e di tutti i propri beni digitali, per far diventare ancora più ottimale la sua navigazione sul web e, volendo, quella di tutti gli altri.

22.06 - Nicholas Aloisio Shearer: nicholasaloisioshearer.com
29.06 - Twee Whistler: www.tweewhistler.tumblr.com
06.07 - Kathi Schulz: www.kathischulz.com
13.07 - Theodore Darst: www.theodoredarst.net
20.07 - Salomé Chatriot: www.salomechatriot.net

Digital (c)ode

Opening
22.06.2020
From 22.06 to 31.07.2020
Instagram State Of____

Nowadays Internet has partially achieved one of its goals: to bring people together creating connection and participation. Social distancing has somehow been neutralized by Internet and its infinite possibilities.  In general, the idea of sharing has become more inclusive and active. Thanks to this approach it is now possible to lower distances, to work and to stay in touch. Through the digital media, we can create our own reality, becoming actors and audience at the same time, as if we were performers, regardless of the awareness of the means. The pandemic and the consequent compulsory quarantine, has increased the feeling of the online and offline security which, in the common imagination, is taken for granted. However, the situation remains the same until an unforeseen event affects us personally, or collectively, making us unexpectedly vulnerable, and forcing us to think about our comfort zone. Suddenly, we found ourselves redefining the spaces and conditions in which we perceive a sense of security.  We constantly build bubbles, both in the physical and virtual reality, shaped by osmotic films.  Our physical condition has inevitably influenced the psychological aspects that were hidden or of which we were not even aware of. We have already experienced these shifts in reality online due to the spread of computer attacks, viruses, which have quickly changed our feeling of security on the Internet.

The consideration that we would like to propose focuses on the continuous review of the feeling of security online and offline and their mutual influence. The Digital Code is intended as a tool that generates temporary passwords, in order to manage operation safely. More over the artist uses or creates his own code to safeguard his cybersecurity, exploiting the potential of the digital media, using a virtual portal or a secret password, an anti-theft device in order to protect his future or a symbol that takes care of himself and of all his digital assets, to make web browsing better for everyone.

22.06 - Nicholas Aloisio Shearer: nicholasaloisioshearer.com
29.06 - Twee Whistler: www.tweewhistler.tumblr.com
06.07 - Kathi Schulz: www.kathischulz.com
13.07 - Theodore Darst: www.theodoredarst.net
20.07 - Salomé Chatriot: www.salomechatriot.net

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FAME

Opening
17.01.2020
h. 18:30 - 22:00
Dal 17.02 al 13.02.2020
State Of, Via Seneca 4, Milano

In occasione della sua mostra personale, Edoardo Manzoni apre un dialogo con gli spazi industriali di State Of, nuovo spazio espositivo ospitato da Aretè Showroom, proponendo una serie di opere inedite e produzioni precedenti, legate al mondo della caccia. Manzoni trova in questa ancestrale tematica un punto di partenza per i suoi lavori recenti, i quali si inseriscono in una più ampia indagine sul rapporto tra il naturale e l’artificiale, l’umano e l’animale.
La sua pratica artistica è basata su un processo di continuo recupero e rielaborazione di oggetti e materiali, attraverso modalità espressive differenti come la scultura, la pittura e l’installazione, cercando spesso un dialogo con il mondo degli artigiani.

Disseminate nello spazio espositivo, le opere si presentano come elementi dal design primitivo e allo stesso tempo contemporaneo, sembrano essere strani oggetti d’arredo o trappole per catturare animali. Manzoni cerca un parallelismo tra la figura dell’artista e quella del cacciatore, costruendo una mostra come un territorio di concatenazioni suggestive e sfumando il confine tra opera, trappola e ornamento. L’obiettivo sembra quello di innescare una tensione tra l’oggetto e lo spettatore, data da sentimenti di attrazione, seduzione e respingimento. In mostra sono presenti una coppia di stampe fotografiche rappresentanti una scena di caccia. L’artista interviene sulla stampa rimuovendo il predatore, lasciando in questo modo solo la preda e il paesaggio all’interno della scena. La violenza dei dispositivi-trappola o delle rappresentazioni di caccia sembra così sospendersi o semplicemente celarsi dietro l’ambiguità formale dell’artista.

Edoardo Manzoni nasce a Crema nel 1993. Vive e lavora a Milano. I suoi lavori sono stati esposti in diversi contesti, tra i quali: Fondazione Antonio Ratti, Como, La Triennale di Milano, Milano; Sonnenstube, Lugano; Fondazione Pini, Milano; PAV, Torino, Careof; Milano, Luogo_e, Bergamo. Nel 2016 fonda il collettivo DITTO, con il quale espone in contesti come: Macao, Milano; Villa Farinacci, Roma; Current, Milano; Museo Archeolgico Paolo Giovio, Como. Nel 2018 fonda il progetto Residenza La Fornace invitando differenti artisti a entrare in contatto e a confrontarsi con la cascina dove è cresciuto e dove tutt’ora porta avanti la sua ricerca artistica.

FAME

Opening
17.01.2020
h. 18:30 - 22:00
From 17.01 to 13.02.2020
State Of, Via Seneca 4, Milano

For his Solo Show, Edoardo Manzoni opens a dialogue with the industrial spaces of State Of, a new exhibition space hosted by Aretè Showroom, proposing a series of unpublished works and previous productions related to the world of hunting. Manzoni finds in this ancestral theme a starting point for his recent works, which are part of a wider investigation of the relationship between the natural and the artificial, the human and the animal.

His artistic practice is based on a process of continuous recovery and reworking of objects and materials, through different modes of expression such as sculpture, painting and installation, often seeking a dialogue with the world of craftsmen. Disseminated in the exhibition space, the works are presented as elements of primitive and at the same time contemporary design, they seem to be strange furnishing objects or traps to capture animals. Manzoni seeks a parallelism between the figure of the artist and that of the hunter, building an exhibition as a territory of evocative concatenations and blurring the border between work, trap and ornament. The aim seems to be to trigger a tension between the object and the spectator, given by feelings of attraction, seduction and repulsion. On display are a pair of photographic prints representing a hunting scene. The artist intervenes on the print by removing the predator, leaving only the prey and the landscape within the scene. The violence of the trap devices or hunting representations thus seems to be suspended or simply hidden behind the artist's formal ambiguity.

Edoardo Manzoni was born in Crema in 1993. He lives and works in Milan. His works have been exhibited in various contexts, among them: Fondazione Antonio Ratti, Como, La Triennale di Milano, Milan; Sonnenstube, Lugano; Fondazione Pini, Milan; PAV, Turin, Careof; Milan, Luogo_e, Bergamo. In 2016 he founded the collective DITTO, with which he exhibited in contexts such as: Macao, Milan; Villa Farinacci, Rome; Current, Milan; Museo Archeolgico Paolo Giovio, Como. In 2018 he founded the project Residenza La Fornace, inviting different artists to come into contact with the farmhouse where he grew up and where he still carries on his artistic research.

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Sponsor tecnico

Estate, autunno

A cura di
Irene Angenica, Giovanni Paolin, Giacomo Pigliapoco.

Con
Pietro Ballero, Jacopo Belloni, Paolo Bufalini, Giovanni Chiamenti, Davide La Montagna, Nicola Lorini, Matilde Sambo, Patrizia Emma Scialpi, Davide Sgambaro, Marta Spagnoli, Gabriel Stöckli e Alberto Venturini.

Opening
05.12.2019
h. 18:30 - 22:00
State Of, Via Seneca 4, Milano

Dal 5 al 20 dicembre 2019 State Of apre per la prima volta al pubblico ospitando la mostra collettiva Estate, autunno e un ciclo di incontri ad essa relazionati.
La mostra nasce dalla volontà del gruppo formatosi durante la residenza di luglio presso Bocs-Art Cosenza. I tre curatori Irene Angenica, Giovanni Paolin e Giacomo Pigliapoco coinvolgono gli stessi artisti per una nuova tappa espositiva. Pietro Ballero, Jacopo Belloni, Paolo Bufalini, Giovanni Chiamenti, Davide La Montagna, Nicola Lorini, Matilde Sambo, Patrizia Emma Scialpi, Davide Sgambaro, Marta Spagnoli, Gabriel Stöckli e Alberto Venturini durante il periodo di residenza hanno affrontato un’esperienza di lavoro collettiva che si è conclusa con la mostra A JUMI a Cosenza. Il nuovo capitolo a Milano è frutto delle ricerche nate in territorio cosentino ed evolute nei mesi successivi. BoCs Art ha significato fare parte di una comunità, fare un’esperienza di inclusione innestando nuove conoscenze e relazioni, creando una processualità condivisa e un dialogo ancora in corso tra i suoi partecipanti. Con la mostra Estate, autunno il gruppo si ripropone sotto nuova veste e con una vitalità forte dei legami sviluppati in questo lasso temporale.
Consapevoli del fatto che il processo di realizzazione delle opere non potesse formalizzarsi in sole due settimane, tutto il gruppo ha sentito la necessità di lavorare ad un secondo appuntamento espositivo in cui confrontarsi sull’evoluzione delle ricerche, mostrandole a un nuovo pubblico. L’attenzione curatoriale verso la produzione e la crescita dei lavori proposti dagli artisti ha portato una riflessione sui temi dell’ospitalità e dello scambio osmotico, che si instaurano nell’atto di produzione ed esposizione di nuove opere, senza la pretesa di accomunare delle ricerche eterogenee a un unico filone concettuale e tematico.
Il titolo si relaziona anche al progetto State of che nasce all’interno della showroom Aretè, creando così un gioco di rimandi con la ciclicità del mondo della moda e delle collezioni. Parallelamente all’apparato espositivo, lo stesso clima di convivialità che si è instaurato nei giorni di residenza porta all’attivazione di alcune attività di public program: talk, performance, tavole rotonde. Una serie di incontri che fungono sia da approfondimento all’attività degli elementi del gruppo sia a uno spaccato del panorama artistico contemporaneo italiano.
Il progetto si svolgerà con la media partnership del magazine Forme Uniche.

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